แฟ้มประวัติLo Spazio di Zunรูปถ่ายบล็อกรายการเพิ่มเติม ![]() | วิธีใช้ |
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06 ตุลาคม First Real Day in Bristol Prima giornata piena in Bristol e si vede......sveglia verso le 7.20, di fuori tempo molto nuvoloso con piogge forti......mi preparo e ora che faccio tutto si fanno le 9 del mattino (nel frattempo ha smesso di piovere). Parto con la bici di Mourad (fantastica, si piega in 4 pezzi e diventa come una borsa) e inizio il mio tour per Bristol, la citta' e' tutta un sali e scendi e infatti ci sono dei pezzi di salita nei quali mi tocca addirittura fermarmi per proseguire a piedi spingendo la bici, d'altra parte pero' se c'e' una salita c'e' anche una discesa, e quindi mi ritrovo ad andare a velocita' folli per le vie della citta'. Bristol molto carina, pedalo un be po' per toccare le attrattive principali e fare qualche foto in giro. Verso mezzogiorno vado a mangiare da Coco poi Samir, un amico di Mourad mi porta in giro per negozi e mi fa conoscere la sua famosa chiacchiera. Prima di tornare a casa vado con la Roby a farmi un giro con la bici di quasi un ora e mezza......Bella giornata, il tempo nuvoloso andava e veniva, a volte schiarite, a volte sole a volte pioggia.... 05 ตุลาคม Arrivo a Bristol Eccoci di nuovo in viaggio....dopo l'anno passato in Passepartout eccomi di nuovo presente nel mondo e pronto per continuare la mia esperienza a zonzo per il mondo. Base di partenza per ora e' Bristol, costa Ovest dell'Inghilterra. Sono arrivato oggi pomeriggio verso l'una......per ora il tempo sembra gradevole, un po' nuvoloso, ma oggi non ha piovuto, da domani inizio a girare un po' e a vedere cosa c'e' in giro 01 สิงหาคม SuperenalottiIl Signor Caluso Calogero era ora in pensione, ma per trent'anni aveva ricoperto il ruolo di Colonnello nelle fila dell'arma dei carabinieri. Tipo severo e preciso, il signor Caluso aveva sempre riposto nel gioco del Lotto le sue speranze di diventare ricco. Spendeva diecimila lire a settimana, un inezia se rapportata ai soldi spesi al giorno, ma che sommata per 45 anni di gioco dava una somma del tipo: 23 milioni e rotti di lire. Il Signor Caluso aveva 63 anni compiuti quel 18 Ottobre. Si recò al Tabacchi come al solito quel giorno, e giocò come sempre i suoi abituali numeri. In passato non aveva mai vinto cifre da capogiro, ma solamente qualche centinaia di mila lire diluite negli anni. 18 Ottobre, che data beffarda per Calogero Caluso, la fortuna quel giorno decise di baciarlo, ma allo stesso modo il destino decise di farsi gioco di lui. La combinazione estratta sulla ruota di Palermo mostrava i numeri: 6-18-21-54-90. Il 6 rappresentava il numero dei suoi figli, il 18 era il suo giorno di nascita, il 21 era l'età nella quale si era sposato. Il 54 era il suo numero preferito, mentre il 90 gli ricordava.....beh.....non si ricordava nemmeno lui perchè il 90. Fattostà che il Signor Caluso come ogni sera accese la radio per ascoltare in diretta l'estrazione. Cinquina sulla Ruota, secca. 100 milioni di lire il montepremi. Dalla contentezza il Signor Caluso si alzò di scatto dalla poltrona e iniziò a correre per le scale di casa, inciampando al terzo scalino, battendo la testa. Fu immediatamente portato al pronto soccorso da suo nipote Ciro e venne ricoverato. Di quel momento e del suo passato non si ricordò più nulla. Venne spedito a casa un paio di giorni dopo dall'ospedale, una volta considerato in condizioni stabili. Non recuperò mai la memoria e quel biglietto del lotto rimase nascosto per anni nella sua agenda personale, nascosta nel cassetto. 30 กรกฎาคม Visite SpecialisticheSi recò dal dottore quel giorno Pietro. Non stava male né percepiva dolori, voleva solo fare un controllino per non avere sorprese e per capire se il suo fisico era a posto. Appena lo vide il dottore gli fece qualche domanda in generale per rompere il ghiaccio. Pietro si rilassò, conosceva il dottore da parecchio, si sedette sul comodo lettino con le lenzuola sterilizzate, era tranquillo e sereno. Il dottore, a sua volta, dopo avergli tastato il polso, controllato le orecchie e la gola, si mostrò altrettanto sereno, sintomo palese dell'assenza di malattia e comportamento che contribuì ancor più a rendere più rilassata l'atmosfera. Il dottore non aveva altre visite oltre a quella quel pomeriggio, i due quindi iniziarono a parlare del più e del meno, perdendo la cognizione del tempo. Passarono tre ore e mezza, i due alle 18.34 guardarono l'orologio a muro, sorridendo e stupendosi del fatto che fosse passato così tanto tempo. Nonostante il tempo passato con il dottore fosse stato estremamente piacevole, Pietrò uscì dall'ambulatorio avvilito e sorpreso, nonché incazzato nero. Il conto che il dottor Filiberti gli aveva presentato all'uscita ammontava a euro 320. Vite di AltriEra arrivata al punto nel quale nella sua vita non c'era più distinzione tra il lavoro e la sua vita privata. Di giorno lavorava; di notte, a causa delle incombenze e delle scadenze, si svegliava di soprassalto con in testa gli incubi di inviare una merca in ritardo o di lasciare insoddisfatto un suo cliente. Il suo tempo libero era un prolungare il proprio lavoro, ore di straordinari gratuiti. Nella sua mente una sola cosa: il dovere. Una macchina, un computer. Monica Soldati aveva sempre scongiurato una vita del genere, non avrebbe mai voluto ritrovarsi a vivere in quella maniera, ma i fatti e gli eventi capitarono così, e lei non potè far altro che adattarsi ad una vita non sua. 16 กรกฎาคม Correnti AscensionaliIn ascensore. Lui uomo di mezz'età, barba leggermente incolta, capello medio moro, occhiali di Gucci nel taschino della giacca, 36,75 euro nel portafoglio, orologio Lancaster al polso. Lei, provocante, bionda non naturale, tacco da 12, 26 anni all'incirca, occhi scuri, perizoma nero di Armani invisibile all'occhio di lui. Piano 2. Gli sguardi si incrociano, ma senza sorriso a seguito. Lui l'aveva già squadrata da ormai tre piani (piano -1, parcheggio) lei lo aveva adocchiato ma con il suo sguardo rivolto a terra non lo aveva fatto capire. Frazione di secondo, sguardo intenso, poi ognuno a fissare un altro punto. A lui non era venuta la battuta giusta. Piano 6. Finta di lei. Mano all'interno della borsetta Yves Saint Laurent per estrarre il cellulare Nokia 7100. Agli occhi di lui lettura di sms, in verità scorrimento a casaccio di rubrica. Lui perde la seconda occasione. Poteva dare il proprio numero con una scusa. Piano 8. Seconda occhiata, più prolungata; questa volta di lei rivolta verso lui. Leggera attesa. Attimo di imbarazzo di entrambi. 'Ting' Piano 9. Si aprono le porte, entrano un signore grasso, una brutta ragazza di 30 anni e un altro signore, indefinito, superfluo ai fini del racconto. Pressione di tasti sulla tabella numerica dei piani. Leggero avvicinamento dei corpi presenti all'interno dell'ascensore. Piano 11. Profumo di Chanel 8, pura essenza di donna. Piano 12. Si riaprono le porte, esce il signore grasso che bofonchia un 'arrivederci', lui risponde in silenzio con un cenno, la ragazza brutta dice <<Ciao Rick>>, lei invece <<arrivederci>> con una voce soave, da sirena. 'Ting' Piano 15. “Cazzo! Il mio piano” pensa lui. Si aprono le porte. Sguardo ancora, ultima possibilità. Lui esce senza neanche salutare. Un secondo. Poi ci pensa. Si gira di scatto, apre la bocca e.......le porte sono chiuse..... <<cazzo! Sei un coglione!>> lui dice a sé stesso. Spiriti DormientiGoudyman era il leone più feroce del deserto di Boringard. Ogni mattina Goudyman si svegliava all'alba, odorava il profumo della sua terra, sentori asciutti e caldi, aridi e bollenti. L'afa e la calura, il sole caldo già dal mattino. Goudyman era il padrone, il Re. Poteva decidere, ed era libero. Nei suoi occhi l'orizzonte, nel suo animo la forza, nel suo cuore la libertà, nei suoi arti vigore. La sua violenza verso la preda era semplicemente necessità, non c'era invidia né vendetta nei suoi comportamenti. Rispettato da tutti, le sue movenze feline, eleganti e dolci, la sua presenza ricca di energia. Goudyman era il Re. Non conosceva il male, non conosceva la tristezza, né lo stress. Mitch Karlheinz, cacciatore di professione, si trovava a Boringard per una missione per il governo di Sapang. Doveva catturare un leone, e doveva portarlo a casa vivo...... Un leone feroce vivo; in cambio 10000 Banfore, una fortuna. Durante un safari nel deserto vide Goudyman, maestoso, elegante, feroce. Capì subito che sarebbe stata quella la sua preda. Per tre notti si appostò in una tenda, nascosto su un altura a studiare le abitudini della belva. Al quarto giorno, al levar del sole premette il grilletto; il dardo sibilò nell'aria rapido. Zuck! Il buio. Notte fonda. ....... ....... Passarono sei settimane, poi il risveglio. Davanti a sé migliaia di sconosciuti individui si espressero in un: “Ooooh” di stupore. Negli occhi la ferocia, la belva furibonda. Il Signor Karlheinz insaccò il suo bottino, il governo di Sapang triplicò il proprio fatturato mostrando ai propri cittadini l'essenza della ferocia, la purezza del selvaggio. Passarono i mesi. Goudyman ingabbiato, la sua libertà persa, i suoi arti pian piano persero il proprio vigore, il suo cuore si spense, ormai schiacciato dall'abitudine; la sua mente ormai incapace di accumulare forza per combattere e lottare. Era diventato un fenomeno da baraccone; passarono gli anni, il deserto era lontano, irriconoscibile, finito. Avevano ingabbiato uno spirito libero. Di Goudyman rimase solo la forma, ma si perse l'essenza. 10 กรกฎาคม Sfighe NativeEra lo sfigato del nostro gruppo. Musicalmente non lo si poteva discutere, un genio, un orecchio e una voce inimitabili. Ma totalmente sfigato. Con la sua cannottiera da nonno Felice, gli occhiali spessi e i suoi modi di rapportarsi con le altre persone completamente estranianti dalla realtà. Sfigato cronico. Una dote innata da una parte e una sfiga enorme dall'altra. Samuele non aveva alternative, era in obbligo di sfruttare le sue doti musicali, anche se i conoscenti e le persone intorno a lui lo additavano come l'idiota, lo stupido, il coglione. Un infanzia e un adolescenza segnata da questo fatto. Preso per i fondelli da una vita.....ma Samuele era ormai abituato, era una parte del suo DNA, essere preso per il culo non gli pesava, perchè ormai gli sembrava una cosa dovuta, una cosa buona e giusta. Non seppe mai sfruttare le sue doti nascoste, perchè in fondo aveva scordato di averle. Malintesi PericolosiNon era stato molto chiaro durante l'ultima telefonata intercorsa tra noi due, e io chiaramente avevo capito fischi per fiaschi. Lui era il boss, io il sicario. Nulla era perduto, in fondo non avevo ancora ammazzato nessuno, avevo semplicemente frantumato le ossa a Rodrigo, invece che a Rodriguez. Il problema principale era che avevo fatto saltare l'accordo di fratellanza con il clan dei Barbareschi, che a loro volta erano alleati con i Cavalesi, amici dei Torniaci e dei Filibustieri. Ed ora tutti volevano mangiarmi le palle. Ripeto, non avevo mica ucciso nessuno, solamente una scriccatina d'ossa al tipo sbagliato. Mi erano alle calcagna e ogni mattina mi svegliavo con il lezzo della mia merda liquida sparsa all'interno delle mie mutande. Avrei potuto cogliere l'occasione per dileguarmi e non tornare più, ma chi avrebbe salvaguardato il mio canarino Titti? Decisi di restare e capii solo molti anni dopo che fu un brutto errore...... Dopo avermi asportato entrambe le sacche scrotali mi legarono sanguinante in cucina, proprio di fronte alla gabbia del mio adorato Titti, che allegramente si stava nutrendo delle mie palle macinate. 04 กรกฎาคม Orto-DenziaMi stava stretta la dentiera. E tu lo sapevi, fottuto luminare del cazzo, dentista da quatto soldi. Ogni volta ti chiamavo, mi visitavi e gentilmente mi presentavi il conto salato. Neanche avessi mangiato ostriche e aragoste al “Gambero Blu” di Gabicce. Tu, con il tuo sorriso da dentista e io con la mia dentiera striminzita. Te l'ho sempre spiegato, ma non mi hai mai capito. Tu che arrivi alle 11 in studio, vai in ferie quando cazzo ti pare e non mi chiedi mai come sto. Menefreghista scienziato dall'alito di menta e con le tasche piene di baiocchi. Questa volta è il tuo turno, questa volta sarai tu a pagare. La bolletta da saldare sarà bollente, perchè ti spedirò all'inferno. Certezze IncerteFrancisco Escobar de la Suerte, di anni 21, da sempre osannava il motto: “Chi s'accontenta è stronzo”. Lo diceva a tutti e soleva ripeterlo ogni mattina alle 7.15 davanti allo specchio, appena sveglio. La vita per lui non era un passatempo, ma qualcosa di magico, di estremo, di fantastico. Il suo carattere era strano, estroverso e timido allo stesso tempo. Si credeva Dio. Pensava che fermarsi ad un abitudine sarebbe stato nocivo per la sua salute, non voleva lavorare così; giusto per arricchire gli altri e perdere tempo di vita prezioso. Voleva di più.... Voleva vedere il mondo, voleva ascoltare i suoni della natura. Poteva e avrebbe voluto essere diverso dalla massa di persone dei “se” e dei “ma”. Gente viva ma morta, personaggi in grado di vivere senza un obbiettivo reale. Francisco Escobar de la Suerte non voleva appiattirsi, non sognava di allinearsi con gli altri. Aveva una sola dannata vita, e voleva viverla. Voleva staccarsi dal gruppo, lo sapeva di essere diverso. Ogni mattina le 7.15 e ogni mattina la stessa frase. “Chi s'accontenta è stronzo” Davanti allo specchio. Alle 7.15 davanti allo specchio. Sì, era diverso Francisco, lui il coraggio ce l'aveva, lui avrebbe potuto dire:<<Domani parto>> e sarebbe potuto partire l'indomani. Diverso dalla massa. Diverso dagli altri. La sua priorità più grande era vivere, era seguire l'istinto. Ma era schiavo del suo destino Francisco Escobar de la Suerte, un destino beffardo, una sorte già scritta nel suo nome. Povero Francisco. Tante parole e pochi fatti. Una sola frase. Alle 7.15. Davanti allo specchio. Tanti progetti, tante idee, una sola vita..... Per anni la stessa identica frase. Sempre rimandando la partenza al giorno dopo. Una vita sprecata. Una sola vita.....sprecata a parlare. “Chi s'accontenta è stronzo” Francisco nacque accontentato. Occasioni d'OroRichiuse distrattamente la pagina del libro che stava leggendo da giorni e si alzò. Il sole basso del tramonto e la temperatura fresca di fine estate erano il contorno di una giornata nella quale Andrea Moschetta comprese di aver perso un occasione d'oro. Quel libro lo aveva preso, si era immedesimato; ogni sera dopo lavoro amava sedersi su quel pattino in riva al mare e godersi l'aria del tramonto leggendo qualche pagina. Era diventata un'abitudine, l'orario era sempre lo stesso, il pattinoera sempre libero, il libro lo stesso. Quel giorno fu diverso. Brezza da scirocco e odore d'autunno. Languorino allo stomaco e macchina in riparazione dal meccanico. In acqua Ludovica Moretti, bella, nuda, sola. Andrea non se ne accorse, l'abitudine lo aveva attanagliato, guardava sempre dalla stessa parte, un paraocchi appoggiato sulle tempie. Si sedette e cominciò a leggere. Ludovica nuda e sola in acqua, voglia di cazzo e patatine fritte. Pronta a farsi fottere come una cagna. Troia nei modi di fare, laida come poche, eppure elegante, carina, bionda. Troia la Ludovica. Troia. Andrea seduto, pagina 127, dispari, l'ispettore e il suo intricato caso del cazzo. A pochi metri la troia, nuda, sola, bionda. Aspettava solo di essere fottuta, la puttana. In attesa del cazzo. Mezz'ora, tre quarti d'ora, un ora passata.....Ludovica uscì dall'acqua, i capezzoli come due sassi e la poca peluria bagnata. Camminò sulla battigia per pochi metri, si fermò davanti ad Andrea. -Scopami. Andrea sollevò lo sguardo, l'ispettore si stava recando sul luogo del furto, guardò per un eterno secondo la ragazza. Nuda. Bionda. Troia. ........ Posò di nuovo gli occhi sulla pagina, la troia sparì; Andrea continuò per altri dieci minuti. Sole coperto dalle nuvole. Fresco. Andrea si alzò richiudendo il libro allo stesso modo del giorno precedente. Guardò l'orologio. Erano le 19.21. Proprio come lunedì; allo stesso modo di venerdì. Tornò a casa, era giunto il momento di tornare alla semplice e facile abitudine. Direzioni OrtodromicheAveva solo un piccolo dubbio nella vita il signor Simone Timone: fermarsi o andare avanti. Rinomato per la sua mobilità e per la sua fermezza nel mantenere la direzione presa, il signor Timone quel giorno per la prima volta pensò. Pensò a sé stesso e a ciò che aveva fatto nel corso della sua vita. Aveva vissuto tanti anno, sempre ritto come un soldato, sempre sull'attenti, duro con sé stesso e con le persone con cui da sempre aveva avuto a che fare. Non aveva mai pensato prima di quel giorno proprio perchè fin dalla sua nascita era stato educato così...... Ribellarsi al sistema e alla normalità non gli avrebbe permesso di trovarsi un lavoro sicuro, ma anzi gli avrebbe solo portato guai seri, sarebbe stato vittima prima di cure specialistiche e poi, forse, sarebbe stato accantonato. Sentiva il peso degli anni, degli acciacchi e delle botte prese; si era stufato. Sempre reperibile, sempre manovrato da qualcuno più in alto di lui. Lo trattavano tutti quanti come un oggetto, tutti i suoi comportamenti erano qualcosa di dovuto per gli altri. Il fatto è che prima di quel giorno non si era mai lamentato, gli andava bene così. Poi tutt'un tratto, quasi per caso aprì gli occhi e capì che anche lui era importante, e non gli interessava nulla del giudizio degli altri, sarebbe stato in grado di muoversi da solo, trasportato solo dalla corrente degli eventi. Il suo era un pensiero forte, potente, capì che poteva liberarsi, che poteva vivere la sua vita da solo e più forte di prima, senza aspettare sempre l'aiuto degli altri. Era un pensiero rischioso, perchè avrebbe significato lasciare le certezze di una vita per l'ignoto, avrebbe voluto dire fregarsene altamente di tutto e di tutti. Era un rischio troppo grosso...... Da una parte il sicuro, dall'altra il rischio. Fu un solo attimo, una scintilla......la superficialità lo aveva stancato. Virò su sé stesso e si liberò, scivolando lentamente verso gli abissi e lasciando alla deriva i suoi padroni. Accontentarsi a 90°“Fai l'abitudine a tutto.....” dicono in molti! Beh, ci sta, nella vita tutte le cose prima o poi diventano normali oppure diventano cose a cui non fai più caso. Una povera ragazza di Modena con due bimbi piccoli mi ha detto che non è contenta del suo lavoro e aspetta le 18.00 ogni giorno per uscire da lavoro, che comunque va bene così ed è ormai abituata. ...ormai abituata? Accontentarsi e abituarsi è come prenderlo in culo ripetutamente, le prime volte da fastidio, poi con l'assuefazione non ci si fa più caso; lentamente si piega la schiena e ci si prostra in avanti, a 90°, pronti un altra volta a prenderlo in culo. Zone di ComfortLe zone di comfort sono pericolose. Pericolose perchè ci si ferma e ci si guarda avanti senza obbiettivi né stimoli, perchè si è già arrivati e in fondo va bene così. Tutto scorre gradualmente e tutto è identico ogni giorno. E' pericoloso perchè non esistono imprevisti né pericoli, di conseguenza si vive sapendo che non si perderà mai nulla. Allo stesso modo però non si vincerà neppure mai nulla, e questo è deleterio, perchè si continuerà a vivere in un fangoso limbo che servirà solamente a portarci d'inerzia fino alla morte. E' una contraddizione. Una sola vita. Bisogna spaccarla, aprirla in due, immergersi dentro, perchè aspettare morendo lentamente? Che regole bisogna seguire? In cosa bisogna credere? Cosa si vuole veramente dalla vita? Una sola possibilità bisogna coglierla, bisogna sfruttarla......è per questo che non tutti sono normali, c'è chi si accontenta e chi vuole di più; c'è il perdente e c'è il vincente, ma c'è solo una vita e accontentarsi vuole dire perdere in partenza, senza neppure lottare. Essere guerrieri vuol dire spremere il succo della vita, vuol dire ottenere molto da quel poco che si ha. Ricchezze PovereDa una parte gli obblighi, le responsabilità; dall'altra la voglia di vivere e il fregarsene di tutto e di tutti. C'è la voce del cuore e appena lì vicino la mente, pericolosa, a raccontarti cazzate, a distrarti e a confonderti. Più avanti vai, più diventi schiavo della società e delle regole che ti vengono poste come dogmi. Oramai sei abituato e il vivere nella completa inerzia del fare tutto per fare nulla ti sembra normale. Ma sei schiavo.....schiavo della tua mente e degli influssi esterni. Pericolosissimo, perchè perdi di vista le cose veramente importanti: il vivere con gli altri, il rapportarsi, vedere nuovi posti, esplorare il mondo. Si sta perdendo di vista il punto di partenza. Guadagni molto e spendi tutto, mentre prima guadagnavi il giusto e risparmiavi alla grande. Se hai i soldi compri inutilità, perchè in fondo cosa li tieni a fare? Quando ne hai pochi invece li tieni lì, decidi bene quali spese fare e magari vai in viaggio, cresci, fai nuove esperienze. Girare il mondo, conoscere nuovi stili di vita e diversi modi di pensare......queste sono le cose da fare, mica morire piano piano rinchiusi tra quattro mura vestiti con scarpe, calze, pantaloni lunghi solo perchè l'importante è la forma e non l'essenza. E fuori il sole. Non si può ribaltare così la piramide della vita...... Meglio povero e felice che ricco e triste. Confusione di MenteAvrebbe potuto scomporre i pensieri che lo affliggevano, quel giorno di Maggio, Christopher. Un puzzle di preoccupazioni e idee nuove, come se un momento avrebbe potuto cambiare la sua vita. Non era più quello di una volta, non solo non aveva più stimoli ma non riusciva più a capire da che parte dirigersi per ritrovare l'orientamento. Nonostante non avesse mai avuto le idee chiare, ogni volta che doveva prendere una decisione non esitava a sfruttare il suo Ego per buttarsi a capofitto su qualcosa. Purtroppo da qualche mese non era più così, e la cosa gli pesava. Era stanco, ma non sapeva realmente di cosa. Il PenitenteIl pesante odore di legno ammuffito e di acero umido gli aveva ormai assuefatto le narici. Intorno a sé il chiacchiericcio delle persone era diventato una litania disordinata e senza filo logico. I suoi piedi, appoggiati sul pavimento appiccicoso, rovinato dalla quantità di birra rovesciata dai clienti, faceva da sfondo alla sua solitudine e alla sua malinconia. Non era un bel periodo per Casey O'Connell, la sua vita, così media e superficiale, era arrivata al capolinea. Una sola cosa rendeva felici le sue giornate e il suo umore: il bere. Ma era una felicità passeggera, una leggerezza fittizia, dovuta al fatto che il bere permetteva a Casey di non pensare ai suoi problemi. Il suo sguardo, fisso su quel liquido ambrato e la sua mano, intenta ad afferrare il bicchiere di cristallo, erano la fotografia della pessima condizione nella quale verteva la sua vita. Per quanto tempo avrebbe dovuto soffrire per tornare alla normalità? Cosa avrebbe dovuto fare per uscirne? Le domande gli balenavano continuamente in mente. Mai una risposta alle tante domande. Dove sarebbe finito? Chi avrebbe dovuto chiamare per avere un aiuto? Si fermò a quella domanda, la sua gola era secca, i suoi occhi lucidi. Sorseggiò l'ultimo goccio di whiskey e salutò.....erano ormai le 2.30 di mattina e c'era tempo per bere l'ultimo drink in un altro locale. 03 กรกฎาคม Stili e UsanzePaese che vai, usanza che trovi, si diceva una volt. Fortunatamente è ancora un po' così. Domenica mattina. Toronto, Canada. Un ragazzo con le cuffie dell'I.Pod insteccate nelle orecchie si libra coi suoi pattini sulla pista di ghiaccio pubblica al lago Ontario. E' la conferma che ogni uomo sulla faccia di questa terra ha bisogno di un momento per stare con sé stesso, ha bisogno di lasciare dietro le spalle i pensieri della settimana passata, del lavoro, della morosa. Quel ragazzo balla elegantemente da solo, guidato da una musica che sa solo lui, dall'esterno la sua è una danza asimmetrica. Ma importante, graziosa. La giornata è grigia, fredda, ma non importa; il sole, il caldo, partono da dentro, e quella danza di domenica mattina è significativa. Perchè esprime libertà, esprime un modo di essere. Sono usanze, sono stili di vita dettati dalla storia del posto dove si vive. Dovrebbe rimanere sempre così, la diversità aiuta a crescere, ammirare stili e comportamenti diversi può aiutare solo a migliorarsi. Se non fosse così, saremmo tutti degli stupidi automi identici tra loro. Fretta: Cattiva ConsiglieraIl pulsare del ritmo della musica nelle sue orecchie e la pressione del suo pene in erezione, intrappolato nelle pareti bianche dei suoi boxer facevano in qualche modo da sfondo ai suoi pensieri tribolati. Jeff Spinner, omaccione di mezz'età, austriaco, non solo era giunto alla conclusione che la vita fosse ingiusta, ma aveva capito anche che, per essere un uomo felice avrebbe dovuto eliminare dalla sua vita donne e soldi. Fu per questo motivo che per la fretta e senza pensarci su, acquistò un biglietto aereo per l'Iran, con la speranza di diventare un uomo diverso. |
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